Elena Ledda
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Nata a Selargius, paese alla periferia di Cagliari, da famiglia di umili origini contadine, ha fin da bambina sviluppato un desiderio di riscatto attraverso le arti e soprattutto la musica. Ha frequentato il conservatorio del capoluogo studiando oboe e voce. Elena, nonostante le potenzialita' della sua voce da soprano, ha preferito dedicare la sua carriera al genere folk, sebbene col tempo arricchito di ricerca e sperimentazione. Al 1979 risale il suo album "Ammentos", che ha gia' tra i crediti quel Mauro Palmas che sara' una presenza fondamentale per la sua carriera: con lui forma nel contempo la band Suonofficina, nella quale sperimentera'Â un'evoluzione della musica sarda che in futuro la portera' dentro l'ambito della cosiddetta world music. In un certo senso le elaborazioni musicali del canto sardo, fatte da Elena Ledda e Mauro Palmas, pare che derivino, oltre che dalla tradizione, dall'esperienza dei Folk Songs (1964) che Luciano Berio scrisse per Cathy Berberian, nel quale elabora canti popolari provenienti da differenti paesi. Fra questi vi era un canto sardo Mottetu de tristura, eseguito dalla Berberian con grande maestria, in cui si apprezzavano un particolare utilizzo della voce e degli arrangiamenti che molto probabilmente influenzarono le esperienze del cross over nella musica folk dei decenni successivi. Nel 1984 pubblica il nuovo album "Is Arrosas" e in quegli stessi anni e' spesso ospite sul canale regionale Videolina della trasmissione musicale di folk tradizionale sardo Sardegna Canta, di cui un anno ha avuto anche l' onore della sigla d' apertura. Ma accanto a queste partecipazioni che accrescono la sua popolarita', continua la sua ansia di ricerca colta con collaborazioni con artisti quale il re della new age Andreas Vollenweider. In questo stesso periodo i Suonofficina evolvono nei Sonos, un progetto di gruppo aperto con la finalita'Â di sperimentazione della musica etnica sulla base del patrimonio tradizionale della sua isola. Negli anni 90 la carriera prosegue con la pubblicazione di "Incanti" (1993) mentre continua un'attivita' dal vivo che portera'Â Elena ad esibirsi in tutto il mondo. All' inizio del nuovo millennio la cantante, prima superficialmente considerata sola una figura popolare, ha raggiunto ormai uno stadio di notevole apprezzamento da parte della critica. In seguito alla morte di Maria Carta nel 1994, e' lei a divenire l' immagine femminile della Sardegna in musica, pur non eguagliando la popolarita'Â nell' isola e oltremare della cantante di Siligo. I dischi "Maremannu", uscito nel 2001 e "Amargura" del 2005, confermano lo stato di grazia raggiunto e una consolidata maturita' artistica. Quest'ultimo album, che vede la collaborazione di Lino Cannavaciuolo, si arrischia in sonorita' a meta strada tra le vibrazioni ancestrali del patrimonio della Sardegna e quello piu' codificato e melodico di Napoli. Nonostante Elena Ledda sia originaria del sud dell'isola, le sue canzoni sono prevalentemente in logudorese, la variante settentrionale della lingua sarda considerata generalmente piu' letteraria e musicale, ma sporadicamente ha anche cantato in dialetto campidanese e gallurese, e persino in lingua catalana. L'artista selargina ha collaborato con Fabrizio De Andre', Lester Bowie, Don Cherry, Andreas Vollenweider, Savina Yannatou, Maria del Mar Bonet, Paolo Fresu, Noa e Andrea Parodi.
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